Si può leggere su un comune vocabolario che la parola austerità ha due significati differenti. Uno è quello economico – il quale riguarda buona parte del nostro vissuto politico attuale – che recita: “politica di limitazione dei consumi privati e delle spese pubbliche”, termine specifico coniato nel XIV secolo. L’altro invece è: “qualità di chi, di ciò che è austero” e ha per sinonimi severità e rigore. Come chiedere severità e rigore agli adolescenti? Non si può, e ce lo ricordano oggi in questo momento di incredibile maturità politica raggiunto da questi ragazzini anti-Monti.
La manifestazione chiamata “occupy-casta” sta offrendo uno strano spettacolo. Da un lato il nome Occupy che richiama alla retorica del 99% – coniata da Graeber – usata per invadere Wall Strett l’anno scorso e dall’altro il termine “casta” con cui si sta indicando la classe “politico-privilegiata-ladrona” in un crogiolo che riassume indignazione sincera e qualunquismo dipietrista (in cui i populisti intingono il loro pane). E’ doveroso notare come queste manifestazioni siano state elegantemente forti, con scontri e feriti: una rivendicazione rabbiosa che chiede futuro a chi sta costruendo un sistema fatto di stage e tirocini.
La maturità degli adolescenti è espressa in vari modi a seconda della città in cui si sono svolti i cortei. Lo spettacolo offerto è dei più vari, ad esempio a Palermo si bruciano le tessere di partito – i partiti riflettano bene dato che questo è un bel segnale, chiaro ed immediato – o a Torino addirittura le foto del premier in persona – altro segnale cristallino di cosa pensino questi ragazzi. A Napoli si è addirittura passati per il porto a salutare la nave Estellè che andrà tra poco a Gaza.
Un’azione particolarmente significativa è stata quella svolta a Milano alla sede della SIAE, dove sono stati lanciati dei lacrimogeni per rivendicare al diritto della libera circolazione del sapere. Il discorso sul copyright è un tema caro agli studenti a cui tocca comprare libri costosissimi per poter proseguire una formazione che, stando come sono ora le cose, li porterebbe a stage gratuiti, contratti “part-time” – in pieno stile Renzi – precarietà e altre aberrazioni lavorative (devianze lavorative le chiamerei, considerando cos’è il lavoro, quello vero, quello dignitoso).
Il “Book Block” è la figura con cui ormai vengono stigmatizzati gli studenti, questi ragazzi che, con il casco in testa e con uno scudo richiamante un libro, affrontano le forze dello Stato cercando di creare disordine pubblico, per urlare che per loro Profumo e Monti se ne devono andare e che il loro futuro deve essere maturo. Ma il “book block”, in realtà, è un buon modo per far capire che i black block non esistono, che sono un’invenzione della stampa e che loro continueranno a spaccare le vetrine delle banche e incendiare automobili per poter ribadire due cose: “cultura” e “futuro”. La loro impressione è che questi due concetti sembrano essere andati via dal paese, cacciati in malo modo dai governi che in questo ventennio si sono succeduti. Prima di dire che incendiare automobili è da “vandali”, chiediamoci : perché quando succede all’estero l’amata stampa italiana chiama la cosa con in termine “rivolta” e “protesta”? Perché invece quando succede qui (quelle rare volte) si chiama “vandalismo”?
P.S.: Ci sono certi giornali che stanno cercando di screditare questi ragazzi cercando di paragonarli ai tifosi, di quelli con le magliette che recitano “No alla tessera”: prima di poter anche pensare di gettare discredito in questo modo, perché non ci si ferma a chiedere che ruolo hanno le tifoserie nella società? Cosa vuol dire “No alla tessera”? Che vuol dire “ACAB”? E’ una questione politica?
P.P.S.: Diciamocelo, un poliziotto che manganella un libro gigante di Beckett e uno studente che lo usa per difendersi è una bella immagine. E’ un emblema di ciò che sta accadendo e questi ragazzetti lo sanno bene, lo sanno molto di più di tanti dotti e sapienti, molto di più dei giornalisti, di me, dei partiti e di voi che leggete queste righe.
(Foto dalla rete)
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