Recensioni

Capibara – Homunculus: Genesi

Dopo tre anni dalla folgorante uscita di Omnia nel 2018, Capibara torna ad illuminare il cielo di questa calda estate con Homunculus: Genesi, l’EP che per La Tempesta Dischi anticipa l’album programmato per l’autunno.

Il producer romano, punta dell’avanguardia artistica nostrana, ormai da anni esplora immergendosi e facendoci immergere in suoni e luoghi sconosciuti, oltre i confini della musica elettronica. Come uno stregone che prende ingredienti disparati e stridenti e rimescolandoli nel proprio calderone dà vita ad una sostanza del tutto nuova ed autonoma, Capibara, novello alchimista, hikikomori chiuso nel suo studio, fonde sonorità provenienti dal metal e dal J pop, dalle colonne sonore anime alla dub e alla techno, decomponendole in un’amalgama caotica che attraverso varie fasi di purificazione danno come risultato una musica che non è facile descrivere a parole. Una musica lucida ed opaca che ci costringe a cercare un nuovo vocabolario, che ci costringe ad uscire dai limiti dei generi a cui siamo abituati, ponendosi, come ci si aspetterebbe da un artista d’avanguardia, sempre al di là. Un viaggio sperimentale nei territori della morte e della rinascita, del vuoto e del pieno, dalla nigredo alla nuova genesi.

Il lavoro di Capibara crea una sorta di nuova metafisica iper-reale: partendo da elementi già esistenti, tanto codificati da aver perso la propria vitalità, che persistono nel nostro mondo per abitudine, e che quasi non riconosciamo più per se stessi; annichilendoli e ponendoli in posizioni tra loro contrastanti e spiazzanti, si viene a formare un qualcosa di altro: una musica estremamente viva, in cui gli ingredienti paradossalmente riacquistano per straniamento il proprio significato primordiale, ed allo stesso tempo si (ri)caricano di un’energia del tutto nuova.

Capibara è un maestro nel creare armonia dal caos, è un moderno demiurgo che si muove con disinvoltura nella liquidità contemporanea e la plasma a suo piacimento creando un universo nuovo, ma in continua relazione con le proprie origini. Nelle sue opere in Omnia ed in Gonzo, come in Homunculus: Genesi, l’elemento portante è la continua dialettica fra l’unità e la molteplicità, fra il singolo che costituisce il tutto ed il tutto intessuto dei vari singoli: uno prende la sua forza ed esiste solo in relazione all’altro.

Insomma, se queste sono le premesse gettate con i due brani, Giorno7 ed Hikikomori, non vediamo l’ora di poter ascoltare, in autunno la grande opera completa.

Paolo Bergamaschi

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Paolo Bergamaschi

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