Nel 1938, la pittrice Topazia Alliata e l’antropologo Fosco Maraini si trasferiscono in Giappone, fuggendo da un’Italia in cui avevo prese piede in fascismo. Il loro progetto di serenità però si conclude proprio in questo stesso periodo del ’43, quando con l’armistizio viene chiesto loro di siglare una dichiarazione per dare il loro sostegno alla Repubblica di Salò. I due si rifiutano di firmare, restando così fedeli ai propri principi. A causa della loro scelta, Topazia, Fosco e le figlie – Dacia, Yuki e Toni – vengono deportati in un campo di prigionia giapponese, dove le violenze fisiche e psicologiche sono all’ordine del giorno. Mujah Maraini-Melehi, figlia di Toni, a distanza di anni, ripercorre nel suo Haiku on a Plum Tree i luoghi prima dell’idillio, poi del viaggio, infine del dramma della famiglia Maraini.
Un racconto epico che inizia e si conclude a Bagheria, ma che ha al centro il Giappone con le sue tradizioni, la sua cultura e il ricordo del tempo atroce della seconda guerra mondiale. Con le musiche di Ryuichi Sakamoto, le scenografie di Basil Twist e i preziosi inserti del teatro di schermi giapponese.
La regista Mujah Maraini-Melehi, che lo ha presentato per la prima volta nella sezione Riflessi dell’edizione del 2016 del Festival del Cinema di Roma, viene adesso accolta a Bagheria – città già vicina ai Maraini e ricordata da uno dei libri più conosciuti della zia della regista, Dacia. Grazie al progetto DOGMA ’18 – Il cineclub irriverente di Bagheria, e in collaborazione con il Comune di Bagheria, la sua opera verrà infatti proiettata Giovedì 13 Settembre alle ore 21 negli ambienti del Museo del manifesto cinematografico di Villa Cattolica. Un ottimo modo per rimmergerci nella storia e nel ricordo, attraverso questo viaggio nel tempo e nello spazio.
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